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Kaulonia

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La città greca di confine tra Locri e Crotone, decaduta con la conquista romana…

 

L’impianto urbano

Come le altre colonie della Magna Grecia, anche Kaulonia doveva essere organizzata, già in età arcaica, secondo un preciso impianto urbanistico, del quale, però, al momento, è solo noto l’orientamento diverso rispetto a quello dell’assetto della città in età ellenistica.

In età ellenistica, a seguito della distruzione della città operata nel 389 a.C. dal tiranno di Siracusa Dionisio I, lo spazio urbano fu riorganizzato secondo un impianto regolare e pianificato, detto “ippodameo” dal nome dell’architetto, Ippodamo di Mileto, a cui si attribuisce l’invenzione. Tale impianto prevedeva un reticolo stradale costituito da numerose strette strade (dette stenopoi ), ravvicinate e parallele, disposte da monte verso mare per facilitare lo scorrimento delle acque, che si intersecavano ortogonalmente con larghe strade (dette plateiai ), anch’esse parallele ma più distanziate fra loro.

Risultavano così determinati degli isolati rettangolari stretti e particolarmente allungati in senso Est-Ovest, che misuravano circa 105 x 35 m, con un rapporto fra larghezza e lunghezza di 1:3.
Gli isolati, a loro volta, erano divisi in sei lotti di 17,50 m da ambita , strettissime intercapedini (corrispondenti ai 0,50 m) che garantivano il defluvio delle acque di sgrondo dai tetti. Ogni lotto, poi era suddiviso in due case, che risultavano quadrangolari (17 x 17,50 m).

Naturalmente il progetto poteva subire modifiche legate soprattutto alle eventuali irregolarità del terreno: ad esempio, gli isolati in prossimità della spiaggia, per mancanza di spazio, erano estesi in senso Est-Ovest 52,50 m, ovverosia la metà di un isolato standard.

Veduta Aerea della Casamatta

Del reticolo viario, si sono individuati una serie di stenopoi monte-mare di larghezza variabile da 4,10 a 4,55 m e due plateiai parallele alla linea di costa di 14 e 8 m. E’ ipotizzabile, però, almeno un’altra plateia ortogonale alle precedenti, che dalla zona collinare scendeva a mare, bipartendo in due settori l’impianto e mettendo in collegamento uno degli accessi nella cinta muraria fortificata con il santuario del tempio dorico. Anche la plateia centrale, come alcuni stenopoi , fungeva da cerniera fra l’area urbana e le porte che si aprivano lungo la cortina difensiva.

Quanto alla tecnica di realizzazione delle strade, il fondo stradale era costituito da semplici gettate di sabbia e ghiaia, con l’aggiunta di frammenti ceramici che facilitavano l’assorbimento delle acque, impedendo la formazione di fango.


Le case
Le case di Kaulonia avevano delle dimensioni standard che dipendevano dalla regolarità dell’impianto urbano, scandito in isolati uguali, a loro volta distinti in lotti altrettanto uguali, divisi a metà in due case ciascuno.
La pianta era quadrangolare di circa 17-17,50 m di lato, con eccezioni: la casa scavata dall’Orsi detta “Insula I” occupava più della metà del lotto, misurando 22,50 cm; la “Casa del Drago” occupava l’intero lotto per la sua larghezza di 35 m.

Le due case di un lotto avevano l’ingresso – l’una a Nord, l’altra a Sud- sugli stenopoi , le strette strade che scendevano verso valle definendo gli isolati nel senso della lunghezza. A Est e a Ovest esse si affacciavano sugli ambita , i vicoletti che scandivano nel senso della larghezza i lotti; solo alcune case erano prospicienti le plateiai , le strade principali che delimitavano gli isolati nel senso della larghezza.

Particolare degli ambienti della Casamatta

Quanto alla distribuzione planimetrica, le case erano impostate attorno ad un cortile centrale, con i vani di soggiorno esposti ad Ovest, i servizi a Nord, le camere private a Sud o Sud Est. Nelle dimore di maggior prestigio, la distinzione fra la parte residenziale e la parte di rappresentanza era piuttosto marcata: la casa dell’ ”Insula I”, ad esempio, sembra presentare quella distinzione fra “gineceo” (parte riservata alle donne) ed “androceo” (parte riservata agli uomini) di cui parlano le fonti antiche, ma che di raro è attestata nell’architettura domestica della Magna Grecia.

Il cortile rivestiva un ruolo fondamentale nella casa: oltre a collegare gli ambienti, assicurandone luce ed aria, era sede di molte attività domestiche. Spesso i vani ad Ovest non si affacciavano direttamente sul cortile, ma sulla cosiddetta pastas , un corridoio porticato che fungeva da cerniera tra l’esterno e l’interno, garantendo maggior privacy agli ambienti retrostanti.

Per la realizzazione delle case venivano utilizzati materiali semplici e di basso costo. I muri erano costituiti da uno zoccolo di fondazione di ciottoli e pietre, sul quale si impostava l’elevato in mattoni crudi, realizzati, cioè, senza cottura in fornace ma semplicemente attraverso essiccatura dell’argilla al sole. Solo per i tetti si utilizzavano laterizi (tegole e coppi) prodotti dalle officine ceramiche, in quanto essi garantivano maggior impermeabilità. Le pareti erano protette da modeste intonacature bianche e solo eccezionalmente venivano dipinte. I pavimenti erano semplici piani d’uso livellati e pressati e raramente presentavano rivestimenti più accurati, quali tegole disposte di piatto; solo gli ambienti di rappresentanza di dimore lussuose erano decorati da mosaici, come attesta la famosa “casa del Drago”. Per i cortili era frequente una pavimentazione in ghiaietta, la quale assicurava un buon drenaggio delle acque; più rare sono le pavimentanzioni a mattoni.

Le case erano completate da pozzi e sistemi di canalizzazione per il defluvio delle acque; non dovevano mancare portichetti in strutture deperibili sia sulla strada, sia all’interno del cortile.

La casa del Drago
Le casa del Drago, dal drago marino che compare in uno dei mosaici pavimentali che la contraddistinguono, è una delle abitazioni più lussuose di Kaulonia. Eccezionali sono innanzitutto le misure, che corrispondono ad un intero lotto di 17 m Est Ovest per 35 m Nord Sud, quando di norma la stessa area risulta occupata da due distinte case. La casa è comunque bipartita da un lungo muro divisorio in un settore a Nord di rappresentanza ed un settore a Sud residenziale.

L’ingresso si apre a Nord su una strada monte mare di 4,20 m (stenopos ) ed immette in uno stretto corridoio che dà accesso ad un ampio cortile, accuratamente pavimentato in cocciopesto con tessere bianche e nere sistemate in modo da formare strisce di colore alternato. Attorno al cortile corre una pastas , ovverosia un porticato con colonne in terracotta appoggiate su blocchi calcarei. A sinistra del corridoio di accesso si aprono tre stretti vani di servizio (forse dei magazzini), mentre ad Ovest si affacciano sul loggiato tre ambienti di una certa estensione, due dei quali dotati di un pavimento a mosaico. Lungo le pareti di entrambi i vani compare un gradino alto 7 cm e largo 20, ricoperto dello stesso cocciopesto del pavimento. Nelle pareti Sud Est si apre un foro di scarico che, passando sotto il muro, si collega ad una canaletta in tubuli di terracotta ricoperta da tegole che corre sotto il piano di calpestio della pastas . Questi particolari costruttivi, insieme con la raffinatezza dei mosaici, hanno fatto supporre un utilizzo dei vani come sale da pranzo: lungo le pareti venivano appoggiati, l’uno accanto all’altro, i letti conviviali e proprio per permettere lo sfruttamento della maggior superficie di appoggio era stata prevista un’entrata asimmetrica.

Il drago marino policromo, ora esposto al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, decorava la soglia del vano più esteso (m 1 x 2), all’interno del quale compare un riquadro centrale ad onde stilizzate. L’uso di lamine di piombo a scandire particolari altrimenti poco distinguibili permette di datare il mosaico al III sec. a.C., e di considerarlo, dunque, uno dei più antichi mosaici sinora rinvenuti in Calabria.

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